
Per vincere non basta il campo largo
3 aprile 2026
Con la vittoria al referendum il centrosinistra ha conquistato un vantaggio, ma per vincere le prossime elezioni ha bisogno di una marcia in più, una “quarta forza riformista in grado di parlare soprattutto agli elettori che non si riconoscono nel Pd e M5S”. Vincenzo Spadafora ha un’esperienza che nasce lontano dal campo largo: dalla Margherita di Francesco Rutelli, poi tra i pionieri del Movimento 5 stelle. Ora con la sua associazione “Primavera” cerca di dar vita ad una «costituente riformista» perché — è convinto — non bastano Pd, M5S e Avs, sono ormai da anni fermi al consenso maturato, nessuno riesce a intercettare quell’elettorato che non va più a votare. Il centrodestra è indebolito, ma la partita se la gioca. Da noi è partito il discorso sulle primarie, ma basterà andare sui territori per capire quanto abbia allontanato tante persone che hanno visto di nuovo i vecchi riti della politica.
Silvia Salis, che lei stima molto, sconsiglia di fare primarie troppo divisive, dice. Lo pensa anche lei?
«Penso che il rischio che intravede Silvia Salis sia reale. Ma il problema si risolve se siamo tutti pronti a stringere un grande patto per il Paese. Cosa aspettano i leader a sedersi attorno a un tavolo e a definire un percorso? Per evitare lacerazioni gli elettori devono potersi riconoscere in un programma condiviso. Se invece sarà solo una conta tra i nomi il rischio è enorme e perderemo le elezioni. Ma riuscirete a far sbocciare questa “Margherita 4.0” che lei con “Primavera” vuole costruire insieme a Iv, i civici di Onorato, “Più uno” di Ruffini?
«La “quarta gamba” si concretizza se ci sono due cose: la prima è un’identità chiara. Cosa ci differenzia da Pd e M5S? Ci stiamo muovendo tutti. Renzi terrà le “Primarie delle idee”, noi il 18 aprile a Roma terremo la prima tappa di un percorso che si concluderà a maggio, quando a Milano presenteremo il programma, fatto innanzitutto dai giovani. Dobbiamo essere in grado di creare una forza moderata, capace di parlare ai giovani. Le possibilità ci sono tutte. A patto che si smetta di lavorare con i tatticismi, serve una costituente vera, dal basso, con generosità da parte di tutti. Perché se diventa un accordo a tavolino non andiamo da nessuna parte».
Lei teme il protagonismo dei singoli?
«Ho la sensazione che tutti pensino di dover fare i leader. Dobbiamo avviare subito una costituente, prima dell’estate perché dobbiamo essere pronti se si vota in autunno. Abbiamo tante persone che possono dare una mano: da Beppe Sala a Gaetano Manfredi. E leggo della disponibilità di Franco Gabrielli. Però si fa fatica a mettere insieme i pezzi. È la fase in cui bisogna essere generosi, poi chi sarà il volto di questa quarta gamba lo vedremo. Non dobbiamo ambire solo a superare lo sbarramento. Se nasce un progetto serio, dal basso, abbiamo una prateria».
In ogni caso Salis ha detto che non sarà candidata alle primarie. Chi rappresenterà l’area moderata?
«Andare in ordine sparso sarebbe errore enorme. Ernesto Ruffini si è candidato, ma mi auguro sia un discorso ancora aperto. Penso che ci si possa presentare con più candidati. Io resto convinto che se Salis partecipasse alle primarie le vincerebbe. Ma rispetto quello che deciderà».
Intervista su La Stampa a cura di Alessandro di Matteo