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Oltre la legge elettorale: il nodo dell’unità riformista

Oltre la legge elettorale: il nodo dell'unità riformista

21 luglio 2026

Alessandro Onorato, leader del PCI, e Bruno Tabacci, insieme ad altri amici come Volt Italia hanno tenuto una conferenza stampa per contestare la nuova legge elettorale e le norme che imporrebbero loro di raccogliere le firme per poter presentare delle liste alle prossime elezioni e di non potersi unire usando vecchi simboli che evitino la raccolta delle firme.

Questo il punto principale della loro protesta. In effetti, la norma introdotta dalla nuova legge elettorale cambia lo scenario e introduce un divieto che in passato non c’era. Anche quando ci fu la scissione nel M5S, l’alleanza tra Di Maio e Tabacci consentì alla lista Impegno Civico di non raccogliere le firme. Quindi comprendo la rabbia e la paura di dover affrontare una sfida quasi impossibile.

Però il punto politico è un altro: le realtà che sono nate nel campo riformista, da Primavera a Più Uno di Ruffini, allo stesso PCI di Onorato avevano l’ambizione di riportare alla partecipazione migliaia di persone che si sentivano tradite dalla politica e non si riconoscevano nel Pd, M5S o AVS, aiutando a scrivere un progetto sull’Italia che vorremmo per i prossimi dieci anni.

E invece ho la sensazione che si stiano giocando ancora una volta partite personali, con poca generosità e senza alcun senso della realtà. Che qualcuno pensi che da solo sia in grado di portare un contributo significativo al centro sinistra e quindi al nostro Paese e’ davvero risibile. Prova ne è che spaventa anche solo la raccolta di firme per potersi candidare.

Primavera non ha mai illuso i suoi sostenitori dicendo che avremmo fatto tutto da soli ma ha sempre cercato di mettere insieme le forze, nessuna esclusa, senza pregiudizi davvero incomprensibili.

E non perché lo imponga eventualmente una legge elettorale ma perché si avverta l’urgenza di cambiare le sorti dell’Italia e non lasciarla al declino firmato Meloni-Vannacci.