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Mario Roggero è stato vittima due volte

Mario Roggero è stato vittima due volte

20 luglio 2026

Mario Roggero è stato vittima due volte. Ma resta responsabile di ciò che ha fatto.

La prima, indiscutibilmente, dei rapinatori che hanno assaltato la sua gioielleria, terrorizzando lui e la sua famiglia.

La seconda, della destra italiana, che ha preso il suo trauma, la sua rabbia e persino i suoi errori e li ha trasformati in uno strumento di propaganda.

La destra ha bisogno di raccontare questa storia come una partita tra due squadre: da una parte le “persone perbene”, dall’altra i “criminali”. O stai con Roggero oppure stai con i rapinatori. O difendi chi lavora oppure difendi chi delinque.

Ma la giustizia comincia proprio quando ci rifiutiamo di ragionare per tifoserie.

Si potrebbe comprendere la devastazione psicologica di quei momenti, ritenere quasi quindici anni di carcere una pena eccessiva e giudicare assurdo il risarcimento alle famiglie dei rapinatori.

Ma nulla di questo modifica ciò che è avvenuto.

Roggero non sparò mentre la rapina era in corso. Uscì dal negozio e inseguì tre uomini che stavano fuggendo, uccidendone due e ferendo il terzo. La ricostruzione dei giudici è chiara: non fu legittima difesa, ma una vendetta che può essere compresa psicologicamente senza essere giustificata giuridicamente.

Questa distinzione è fondamentale: comprendere non significa assolvere.

Eppure Matteo Salvini vuole cancellarla. Nel 2019 si intestò la riforma che ampliava la legittima difesa. Oggi attacca i giudici che quella legge hanno applicato, si precipita in carcere e propone persino Roggero come candidato della Lega.

Non sta proteggendo un uomo ferito: lo sta trasformando in una mascotte elettorale.

Anche la grazia è stata trascinata dentro questa operazione. Può certamente essere valutata, ma deve restare un atto di clemenza del Presidente della Repubblica, non diventare una smentita politica della magistratura.

La clemenza dello Stato non può essere trasformata in uno spot di partito.

Per assolvere Roggero, la legge avrebbe dovuto riconoscere a un cittadino il diritto di inseguire, punire e uccidere chi non rappresentava più un pericolo. Avrebbe dovuto trasformare la legittima difesa in vendetta privata.

Di questo passo rischiamo di privatizzare la giustizia, riconoscendo a ciascuno il diritto di diventare giudice e carnefice.

È la strada che conduce al Far West.

Da Cesare Beccaria in poi abbiamo impiegato secoli per separare la giustizia dalla vendetta, sottrarre la pena alla rabbia del singolo e affidarla allo Stato.

Queste conquiste di umanità non sono irreversibili: si perdono ogni volta che un’esecuzione viene chiamata difesa e una tragedia viene trasformata in consenso.

L’Italia è uno Stato di diritto. Non è il Far West.