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Intervista sul Domani

Intervista sul Domani

3 luglio 2026

La “quarta gamba” del centrosinistra non nasce perché, ormai è chiaro, i suoi protagonisti diffidano gli uni degli altri. E a loro volta non riescono a sedersi intorno a un tavolo. Per questo alla foto di Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni, scattata la scorsa settimana in un’osteria romana, mancano loro: i centristi, o civici, o moderati, o riformisti. Italia viva di Matteo Renzi è l’unica formazione che, ad ora, potrà presentarsi alla competizione senza raccogliere le firme. Fra le altre formazioni, costrette alla scelta se bussare alla porta dell’ex premier o raccogliere 150mila firme, c’è l’associazione Primavera dell’ex ministro Vincenzo Spadafora. Che chiarisce subito che quella foto a quattro «è la premessa per essere competitivi alle prossime politiche». E a quella foto non manca Renzi, dice, «il problema è che manca un pezzo di elettorato».

Chi manca?

Mancano gli elettori che non voteranno mai per Meloni-Vannacci ma che non si riconoscono nel Pd, nel M5s e in Avs. Manca il sogno, la visione del Paese che vogliamo costruire, ciò che vogliamo dire alle ragazze e ai ragazzi che lasciano l’Italia proprio perché da noi non possono più sognare. E i quattro milioni di giovani di centrosinistra che hanno votato No al referendum e tutti i nostri elettori vogliono risposte e chiedono coerenza, affidabilità, unità.

Siete in moltissimi a dichiarare di voler costruire questo spazio. Ma non vi riunite. Perché?

Vedo troppi personalismi. Quando più di un anno e mezzo fa, abbiamo intuito l’esistenza di uno spazio politico riformista all’interno del campo largo, con Primavera abbiamo iniziato a lavorare con centinaia di professionisti e rappresentanti del mondo della sanità, della scuola, dell’università, dell’imprenditoria e della cultura e soprattutto con tanti giovani per elaborare soluzioni ai problemi degli italiani. Ma in questo momento servono generosità, coraggio e visione per unire le forze. Appunto, non personalismi.

Si riferisce a Renzi?

No, e la critica che faccio è al metodo, non alle persone. Quando Alessandro Onorato dice “io sono qui, chi vuole si aggreghi”, non sta costruendo un processo aperto. Sta facendo una fuga in avanti. E, di fatto, sta provando a imporre una leadership prima di aver aperto una discussione vera. Ma su cosa dovremmo aggregarci? Su un’operazione che ha alle spalle Goffredo Bettini e che mette insieme pezzi di potere locale che il Pd fatica a includere ma non vuole perdere? Dov’è l’idea nuova? Dov’è la capacità di parlare agli italiani?

Renzi fa altrettanto: vi invita a entrare nella sua Casa Riformista.

Vero, ma non intende imporre la sua leadership e si è detto disponibile a creare un progetto inclusivo e ad individuare la donna o l’uomo più credibile agli occhi degli italiani per guidarlo.

A condizione che sia sua la regia e le liste.

No, a condizione che si vinca. Ed è un fatto che Silvia Salis sia l’unica ad aver suscitato interesse e consenso in una importante fetta dell’elettorato. Un valore aggiunto determinante anche se lei, continuerà a fare la sindaca di Genova.

Ma Salis ha detto molte volte di non essere della partita.

Tutti dovremmo augurarci un suo contributo. Se l’obiettivo è allargare l’elettorato, bisogna partire dalle persone che si sono sentite escluse, dal ceto medio, dalla piccola e media imprenditoria, dalle associazioni e dai giovani. Non si può pensare di prendere in giro gli italiani con operazioni di facciata. Se continuiamo con le leadership costruite nei salotti e non nel Paese reale, ci ritroveremo Vannacci al Viminale.

Insisto, ma perché non vi riunite?

La strada giusta è una costituente civica e politica, aperta, seria, radicale nelle proposte e larga nella partecipazione. Una costituente autoconvocata. Penso a esperienze come Più Uno di Ruffini, che è una persona seria. Ma anche a tante personalità e tante realtà regionali, come Controcorrente di La Vardera in Sicilia, che in questi mesi hanno promosso battaglie su cui i cittadini si sono riconosciuti.

Il «blocco» Pd-M5s-Avs a settembre si riunirà al tavolo del programma. E la quarta gamba rischia di non essere a quel tavolo, per mancanza di rappresentanti. Oppure ci sarà solo Renzi. Di cui i Cinque stelle diffidano.

È impossibile pensare che l’area riformista possa essere rappresentata unitariamente. Ma mi auguro che non ci siano veti di alcuni tipo. Elly Schlein è testardamente unitaria, sarà l’occasione per dimostrarlo.

Intervista di Daniela Preziosi