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Intervista al giornale                          “Il Messaggero”

Intervista al giornale Il Messaggero

14 ottobre 2026

Vincenzo Spadafora, ex ministro per le Politiche giovanili e per lo Sport, cosa offre in più Primavera rispetto agli altri soggetti già in campo per “aiutare” il centrosinistra?

«Quello che abbiamo fatto in quest’anno e mezzo è stato coinvolgere esponenti del mondo della sanità, dell’imprenditoria, dell’università e tantissimi giovani. Tutte persone fuori dalla politica, al contrario di altre realtà nate in questi mesi e animate più da addetti ai lavori. Credo che alle prossime politiche succederà come nel 2006, quando Prodi vinse per 25mila voti. Per questo è importante che nessuno metta veti o faccia ironia sulla capacità di mobilitazione di ciascun soggetto».

Diventerete un partito?

«No, l’abbiamo dichiarato fin dall’inizio. Apprezzo gli amici che stanno facendo questo percorso, ma mi sembra che finora anche chi si è trasformato in partito non abbia raccolto un livello di consenso elettorale significativo. Ai primi di novembre presenteremo “La Primavera delle idee”: le proposte concrete sui temi più vicini alla nostra comunità. Non parleremo di tutto, perché vogliamo far parte del tavolo del centrosinistra che si occuperà del programma. Speriamo che a fine gennaio, quando arriveremo alla nostra terza convention, sia maturo il tempo per includere i protagonisti degli altri soggetti politici e rimettere finalmente insieme i pezzi. Se non si arriverà ad una Costituente che sappia unire Più Uno, Casa Riformista, Più Europa e Primavera, il rischio è che nessuno sia decisivo per favorire la vittoria del centrosinistra».

Intanto Conte ha ceduto un senatore M5S per la costituzione di una componente di gruppo misto per Progetto civico…

«Questo fatto ci restituisce un elemento di chiarezza. Progetto civico è uno spin-off del M5S. Onorato voleva rappresentare il nuovo, ma è stato costretto alla più classica delle manovre di palazzo, chiedendo il simbolo ai socialisti e un senatore al Movimento. Non mi sembra che lui sia disponibile a dialogare con gli altri in questo momento. Ma non ci saranno veti: se dovesse essere disponibile a dialogare non ci saranno preclusioni. Ma aggiungo un altro elemento».

Prego.

«Immagino che la Costituente del centro sia formata di personalità territoriali legate ai grandi temi. Una costruzione dove ciascuno dei leader passerebbe in secondo piano. La gente capirebbe che è un progetto nuovo e nuovo».

Un percorso del genere, mi permetta, richiede anche l’indicazione di una persona terza che lo guidi…

«È evidente che si dovrà giungere a una sintesi. Se questo progetto nasce, deve farlo individuando un leader. Il problema non è dove trovarlo, visto il numero di personalità in campo, ma mettere da parte personalismi. Bisogna individuare una persona che sappia rappresentare tutti al meglio, perché poi il tema sarà raccogliere i voti. Nessuno di noi è ancora riuscito ad arrivare all’opinione pubblica come ha fatto Vannacci, con cui non condivido assolutamente nulla. Dobbiamo far capire alle persone che stiamo giocando una partita per il Paese, non una partita personale».

Tutti continuano a tirare in ballo la sindaca di Genova, Silvia Salis…

«Tutti parliamo di Silvia perché sono gli italiani che parlano di lei: l’unica novità di leadership politica all’interno del centrosinistra oggi, oggettivamente, è lei. Ora io non so cosa farà Silvia, ma credo stia lavorando molto bene a Genova e desideri continuare questo lavoro. Spero che lei come altri sindaci, Gualtieri e Manfredi, trovino il modo di dare una mano al Paese anche restando a fare quello che fanno».

Servirebbe un federatore anche per il campo largo o vorrebbe dire ammettere che il centrosinistra non ha una leadership forte come quella di Meloni?

«Sicuramente il tema delle primarie nasce proprio dal fatto che nessuno dei due leader principali del centrosinistra, Conte e Schlein, vuole riconoscere all’altro la leadership. Il rischio, però, è quello di innalzare il livello di esasperazione della base. Ecco, al posto loro avrei fatto – e anzi farei ancora – uno sforzo per individuare una figura autorevole per andare uniti. Anche perché indipendentemente dagli esiti dei gazebo, la sconfitta – chiunque sia a perdere – avrà una ripercussione forte all’interno del proprio partito».

E se si andrà ai gazebo voi ci sarete?

«Parteciperemo alle primarie, ma prima chiariscano il percorso».

E lei chi sosterrà?

«Noi faremo una scelta chiara dopo aver riunito la nostra assemblea. Ad oggi non sappiamo neanche chi sono i candidati».

Si tengono insieme il tavolo per il programma e le primarie?

«Dobbiamo tenerli insieme. I leader dei principali partiti si stanno assumendo la responsabilità di rinviare continuamente questo percorso».

Intervista di Valentina Pigliautile